Sono finalmente a Sekota! Oggi mi sono svegliato molto presto. Volevo salutare il paese dove ero appena arrivato, osservare la gente che passava nelle stradine fuori casa e provare a capire per quanto potessi dove mi trovavo.
Poi con Giancarlo ci siamo incamminati verso l’ufficio, ma subito nella piazza in fondo alla stradina di casa notammo che c’era riunita un bel po di gente. In maggioranza erano donne ma non capii subito che cosa stesse accadendo. Mi accorsi pero che doveva essere importante. I bambini che ieri ci accolsero sorridendo e saltando oggi apparivano sommessi e silenziosi. Incerti ci avvicinammo e subito mi resi conto che qualcosa di solenne stava accadendo e appena incrociammo tre donne che piangevano capimmo che si trattava di un funerale.
Nella piazza scorgemmo i preti che con una croce benedicevano la gente disposta a mò di cerchio irregolare. Al centro di questo c’era una donna molto giovane, che dolorosamente sprigionava il suo dolore attraverso dei movimenti che sembravano simboleggiare una lotta disperata contro il destino solenne che le era toccato.
Oggi siamo andati a fare colazione in un piccolo shaibet (casa del tè) che aveva anche una bella terrazzina dalla quale si vedevano le montagne che circondano Sekota. Avevo abbastanza fame ed ho preso uno shai, un triangolo con lenticchie ed un bombolino.
L’organizzazione dell’evento non procede male considerando che non siamo che agli inizi. Ieri senza apparente esito siamo andati all’Health Office. Tuttavia, dalle discussioni è apparso chiaro che l’obbiettivo principale sul quale si deve puntare, se miriamo ad un cambiamento positivo, sono i giovani, definiti dal direttore dell’Health Office come reale forza del cambiamento.

I bambini oggi erano un vero esercito. Stavano per strada e avevano messo in terra un materassino strascicato per fare le capriole volanti. Poi la sera mentre tornavo a casa sono andato a comprare del pane, ma era già buio e non mi ricordavo più la strada. Allora ho preso un bambino tra quelli che mi ronzavano dietro. Dopo vari nomi e gesticolazioni ha capito che volevo del pane e si è offerto di andare a prenderlo. Allora gli ho dato un po di Birr, e affidandomi al suo buon senso lo ho aspettato. Dopo un po’, con sorpresa lo scorgo in fondo alla strada che saltella tutto contento con il pane caldo ed il resto.

14 Luglio 2007
Ieri eravamo un bel po stanchi e stressati e abbiamo pensato di andare a divertirci. Siamo andati a ballare il tigrigna in una delle bettole che stanno in centro. Per me è stata un’esperienza rincuorante. Non appena siamo entrati si è aperto un luogo che non mi aspettavo esistesse qui a Sekota. Era illuminato con delle lucette (di natale) che lampeggiavano e con la musica a tutto volume che rintuonava. Era bellissimo. La gente era molto ospitale e ballavano tutti a più non posso. La maggior parte erano ubriachi fradici. Un tipo ubriachissimo cercava di parlarmi in amarico, non ho capito assolutamente niente e dopo essermi beccato due o tre sputacchi mi sono dileguato ed ho iniziato a ballare da scatenato anch’io.
Ieri abbiamo accompagnato Vittorio a prendere l’autobus per Addis. Partiva alle 4 del mattino sicché abbiamo deciso di restare svegli tutta la notte.
Siamo stati in giardino a guardare le stelle. Per fortuna non era nuvoloso e la luna era cadente e le stelle erano speciali e tante. La prima volta che le vidi fu quando andando al cesso alzai mezzo addormentato la testa e allora ebbi come uno shock quando notai il loro splendore.
Non vedo l’ora che ci sia la luna piena per vedere quanto illuminerà il villaggio.
Stamattina ho fatto colazione al solito shaibet con shai e bombolino. Tra un po’ andremo a pranzo ma io non ho tanta fame. In più oggi a pranzo non c’è carne. Ogni Mercoledì e Venerdì si fa digiuno, allora prenderò pane con qualche impiastrino di ceci o qualcos’altro.
Oggi per la terza volta il vagabondo matto del villaggio, un ragazzo vestito di stracci e maltrattato da tutti, ha cercato di attirare la mia attenzione. La prima volta provo a mettermi metà limone nel collo e la seconda un pezzo di carta. Questa volta ha cercato di toccarmi in modo brusco allora non sapendo che dire in amarico gli ho detto in Italiano di non rompere le palle.
Insomma in qualche modo vuole essere visto e notato. Sicuramente si potrebbero capire tante cose da lui e da chi gli sta intorno